
Le risorgive sono ambienti che supportano un delicato e complesso equilibrio floro-faunistico e che spesso risultano essere di modeste dimensioni e relativamente isolate tra di loro. Per contro molti animali Vertebrati sono dotati di buone possibilità di movimento ed elevata adattabilità. I loro spostamenti possono quindi interessare aree anche molto vaste e molto diverse da quelle qui considerate. Basta pensare ad alcuni pesci e mammiferi, senza considerare gli uccelli, che compiono spesso vere e proprie migrazioni da un continente all’altro.
Appare quindi chiaro che un elenco dei vertebrati che caratterizzano l’area presa in esame potrebbe risultare piuttosto ridotto oppure molto ampio in funzione dei criteri adottati nel considerare una certa specie come caratteristica di questi ambienti. Si è pertanto ritenuto opportuno ricordare solamente alcuni degli animali ben presenti nell’area indagata, anche se spesso frequentano anche habitat lontani o diversi. I pesci sono ben rappresentati con la classe degli osteitti ed una specie di ciclostomi; alcuni sono legati in modo particolare alle risorgive. Tra questi vi è la ben nota Trota fario (Salmo trutta m.fario, localmente “truta”), oggetto di particolare attenzione da parte dei pescatori locali; purtroppo le caratteristiche della popolazione autoctona si sono ormai perse a causa di frequenti e massicce immissioni effettuate con individui di dubbia provenienza. Inoltre la
tendenza a sovraffollare i nostri corsi d’acqua con questo Salmonide ha causato profonde alterazioni negli equilibri predepredatore.
Il Luccio (Esox lucius, “lusso”), pur frequentando vari bacini idrici, è presente fino alla testa dei fontanili, soprattutto nel periodo riproduttivo che copre i mesi tra febbraio ed aprile. In tale momento perde in parte la sua diffidenza per farsi sorprendere in acque basse o sui bordi dei nostri fossi. In funzione della sua nota voracità la crescita è abbastanza veloce e taluni esemplari possono superare abbondantemente il metro di lunghezza, anche dalle nostre parti. La piccola Sanguinerola (Phoxinus phoxinus, “salgarèa”) ama le acque limpide e correnti, dotate di fondo ghiaioso e quasi prive di vegetazione. Durante il periodo di “frega” (aprile-giugno) i maschi, normalmente più numerosi delle femmine, assumono una vistosa ed elegante livrea nuziale nella quale risaltano le fasce laterali verdi e il rosso ventre. Fino ad alcuni decenni fa era abbondante e veniva pescata anche utilizzando le “moscarole” di vetro, quali piccole nasse; tale usanza peraltro non risulta ancora del tutto scomparsa.
Il Cobite comune (Cobitis taenia, “cagna”) è caratterizzato da una forma allungata e da alcuni piccoli barbigli sotto la bocca. Ama nascondersi, sommerso tra la sabbia o il limo dei bassi fondali. Per le sue ridotte dimensioni e la colorazione mimetica è difficilmente
osservabile di giorno, se non nel periodo riproduttivo. In passato veniva occasionalmente pescato ed usato come esca per altri pesci più grandi. Curiosa è la sua caratteristica di emettere piccoli suoni facendo uscire aria dall’apertura anale. Lo Spinarello (Gasterosteus aculeatus, “spinosa”), un tempo numeroso in tutte le nostre acque, era facile preda dei ragazzi, talora in quantità sufficienti per la cena, dopo le scorribande pomeridiane tra campi e fossi. A causa della sua esigenza di acque non inquinate, la sua presenza è oggi ridotta a poche risorgive ed alle immediate vicinanze. In primavera i battaglieri maschi assumono un vivace colore rosso sul ventre e costruiscono un vero e proprio nido ove più femmine andranno a deporre le uova. La sua biologia è stata studiata dai noti etologi Niko Timbergen e Konrad Lorenz, ma i suoi curiosi comportamenti non hanno mancato di sollecitare anche la nostra giovanile curiosità.
Il Ghiozzo di fiume (Padogobius martensi) ed il Panzarolo (Orsinigobius punctatissimus), localmente “lardarui”, sono due piccoli Gobidi presenti nelle nostre acque che si assomigliano molto. Sono dotati di una specie di ventosa ventrale che permette loro di attaccare le uova sulla parte inferiore dei sassi o piccoli massi utilizzati come nido. Anche lo Scazzone (Cottus gobio, “marson”) ama le acque fresche ed ossigenate delle nostre risorgive, dove si riproduce in
primavera, anticipando addirittura alcune deposizioni in gennaio. Oltre ad avere subito un forte calo numerico per diverse concause, risulta essere tra le specie ittiche più predate dalle trote e tra quelle ancora fortemente insidiate da mezzi di pesca illegali, a causa delle sue carni saporite. Era un tempo consuetudine catturarlo scovandolo dai suoi rifugi sotto i sassi ed infilzandolo con piccole fiocine o addirittura con una forchetta. La Lampreda di ruscello (Lampetra zanandreai, “lamprea”), superata la fase larvale della quale poco si conosce, assume forma simile ad una piccola anguilla (“bisata”), ma con una caratteristica bocca a ventosa, tipica dei pesci ciclostomi.
Risorgive e fossati adiacenti vengono ancora raggiunti da sparuti gruppetti che puliscono il fondo ghiaioso e preparano il sito adatto alla deposizione delle uova. Recenti sono alcune segnalazioni di “freghe” a Lupiola di Sandrigo a poco a Nord di Bolzano Vicentino. Il suo valore alimentare era poco considerato, mentre era ambita come esca per le trote. Oggi la specie è considerata rara e ad elevato rischio di estinzione locale; è quindi oggetto di rigorosa tutela da parte della stessa Unione Europea.
Gli ANFIBI sono animali molto antichi, adattati ad una vita dipendente dall’acqua almeno per la riproduzione. In acqua si svolgono infatti le prime fasi della loro vita, ed anche dopo la metamorfosi essi
necessitano di una certa umidità, e non sono in grado di mantenere una temperatura autonoma costante. Conseguentemente alle nostre latitudini tutti loro rappresentanti vanno soggetti ad un periodo di latenza per superare i rigori invernali. Il Tritone crestato (Triturus cristatus) è il più grosso dei nostri anfibi urodeli; nonostante le femmine possano quasi raggiungere i 20 centimetri e la sua colorazione ventrale sia abbastanza vistosa, è difficilmente osservabile in natura, probabilmente a causa della sua vita molto ritirata e prevalentemente notturna. Soprattutto in pianura ha subito un forte calo numerico, imputabile all’estrema semplificazione ambientale collegabile alle moderne pratiche agricole e ad una diffusa urbanizzazione. Anche il Tritone punteggiato (Triturus vulgaris, recentemente attribuito però al genere Lissotriton), per le sue ridotte dimensioni e per le abitudini simile al precedente, è difficilmente visibile ad un superficiale osservatore, anche se risulta essere numericamente superiore.
Da febbraio a giugno è presente in acque basse, stagnanti o con debole corrente, mentre trascorre I rimanenti mesi in umidi anfratti del terreno. Gli anfibi anuri sono localmente rappresentati dal Rospo comune, dal Rospo smeraldino, dalla Raganella, dalla Rana verde e dalla Rana di Lataste. Le prime quattro specie sono presenti un po’
ovunque, seppure con densità diverse e talora molto esigue. La Rana di Lataste (Rana latastei) è certamente più legata alle risorgive ed agli ambienti limitrofi. Colore e dimensioni sono modeste, quindi può passare inosservata se non fosse per i lunghi balzi che compie quando viene disturbata; è infatti conosciuta con il nome locale di “saltafossi”.
Questo endemismo della pianura padano-veneta concentra prevalentemente la sua presenza nel Vicentino nei territori comunali della fascia delle risorgive (Bolzano Vicentino, Bressanvido, Sandrigo, Dueville e Caldogno). Eliminato il suo habitat originario, caratterizzato dal bosco umido di pianura, si è adattata a vivere lungo le residue coperture arboree spondali dei nostri corsi d’acqua e dove ancora esistono alberate, siepi e piccoli incolti. Il riposo invernale è molto breve, probabilmente influenzato dalla quasi costante temperatura delle acque di risorgiva. Il momento degli accoppiamenti è molto precoce, con deposizioni di uova già ad inizio di febbraio, quando le gelate notturne sono ancora frequenti. Questa rana è tutelata da normative internazionali come la Convenzione di Berna e la Direttiva Europea Habitat.
Tra i RETTILI presenti nei nostri ambienti di risorgiva specie tipiche sono la Biscia dal collare (Natrix natrix) e la Biscia tassellata (Natrix tessellata), entrambe frequentatrici di ambienti acquatici ed abili
cacciatrici di rane e pesci, tanto da essere conosciute come “serpi ranaroli”. Loro caratteristiche sono la possibilità di fare prolungate immersioni e la difesa passiva attuata con l’emissione di sostanze liquide dall’odore sgradevole e persistente. Un altro ofide poco conosciuto e abbastanza localizzato è il Colubro liscio (Coronella austriaca), dalle dimensioni medio-piccole e dalla colorazione poco appariscente. Pur non frequentando esclusivamente la fascia delle risorgive, qui trova l’area di maggiore diffusione nella pianura vicentina. Questi tre serpenti, come tutti gli altri, sono ancora fatti oggetto di deliberate uccisioni poiché ritenuti erroneamente velenosi. E’ bene ricordare che, nonostante errate convinzioni e false notizie riportate sui giornali, le vipere non sono presenti nell’area presa in esame. Tra i sauri merita di essere ricordato lo splendido ed ormai raro “ligaore”, ovvero il Ramarro (Lacerta viridis; recentemente la specie locale è stata identificata come Ramarro occidentale, Lacerta bilineata) che è spesso rinvenibile nei dintorni delle nostre risorgive, non tanto per le sue esigenze, alquanto termofile, quanto perché qui può trovare rifugio ed alimentazione nella residua vegetazione ripariale.
Circa 250 sono le specie di UCCELLI potenzialmente osservabili nel nostro territorio. Alcuni appartengono alla famiglia degli ardeidi, più
comunemente conosciuti come aironi (“sgardi”) e a quella degli anatidi, come il Germano reale (Anas platyrhynchos) che, iniziato un processo di ricolonizzazione negli anni ’80 del secolo scorso è oggi presente un po’ ovunque. Altre anatre sono osservabili prevalentemente durante il “passo”. E’ il caso della Marzaiola (Anas querquedula, “rocheto”) che, in annate particolari, è rilevabile in discreta quantità da metà marzo a tutto aprile, fermandosi con alcune coppie per riprodursi. Anche gli elusivi rallidi sono ben rappresentati. Tra questi la Gallinella d’acqua (Gallinula chloropus, “viatara”) è osservabile durante tutto l’anno e, se trova cibo e riparo, può ridurre la sua innata risrvatezza concentrandosi in discrete quantità.
Ciò è rilevabile lungo la Roggia Bojeroni, poco ad est di Lupia di Sandrigo. Con un minimo di discrezione possiamo qui osservare adulti in cova sui nidi galleggianti o mentre accompagnano i pulcini nelle prime escursioni. Diversamente da altri Uccelli limicoli che tendono a preferire i luoghi aperti, negli ambienti delle nostre risorgive alcuni, come il Piro piro boschereccio (Tringa glareola), il Piro piro culbianco (Tringa ochropus) ed il Piro piro piccolo (Actitis hypoleucos), frequentano anche le rive parzialmente dotate di vegetazione. Un fenomeno iniziato negli anni ‘70 e tuttora in atto riguarda la massiccia frequentazione delle nostre campagne da parte di alcuni Laridi, come il
grosso Gabbiano reale (Larus argentatus), la Gavina (Larus canus) ed il Gabbiano comune (Larus ridibundus).
Durante il periodo di sfalcio ed irrigazione è possibile vederne a centinaia mentre si alimentano sui prati stabili. Lungo vecchie alberate o boschetti ripariali non è raro, specialmente di sera, udire il monotono verso del Cuculo (Cuculus canorus, “cuco”) o ascoltare il melodioso canto dell’Usignolo (Luscinia megarhynchos). E’ sempre un’emozione vedere sfrecciare l’iridescente Martin pescatore (Alcedo atthis, “piombin”) nelle vicinanze della sua nidiata, ben nascosta in un breve cunicolo da lui stesso scavato. Anche l’Upupa (Upupa epops, “galeto de montagna”), uccello dai vistosi colori e dal ciuffo caratteristico, può riservare gradite sorprese, prima di tornarsene nelle savane africane, dove trascorre i mesi invernali. Tanti piccoli passeriformi sono inoltre ospitati in questi ambienti dove ancora sopravvive un minimo di naturalità.
Occhi ed orecchie attenti possono cogliere la discreta presenza di cincie (“peruzzole”), tordi, silvidi come la Capinera (Sylvia atricapilla) e il Beccafico (Sylvia borin), ballerine (“sguazzaroli”, “boarine”, “zalete”), vari fringillidi (“finco”, “montan”, “gardelin”, “scaranto”, “frison”, ecc.) e passeri (“seleghe”). Anche in pieno inverno, quando la presenza di vita animale si fa più scarsa, si possono osservare i Codibugnoli (Aegithalos caudatus) nei loro veloci spostamenti, e a ricordarci la
primavera può sorprenderci il canto spiegato di un confidente Pettirosso (Erithacus rubecula, “petareo”).
Mentre gradevole e relativamente facile può risultare l’osservazione degli uccelli, quella dei MAMMIFERI è sempre rara ed occasionale. A rivelare la loro presenza sono talora delle fugaci apparizioni notturne, oppure impronte, tane o tracce in genere; più frequenti sono i ritrovamenti di animali schiacciati o investiti da autoveicoli come, nel caso più evidente del Riccio (Erinaceus europaeus, “mascieto risso”). In un territorio come il nostro, fortemente coltivato ed urbanizzato, condurre una vita molto ritirata e prevalentemente notturna può rappresentare la sopravvivenza. Poco è noto su presenza, distribuzione ed abitudini di questa classe di animali, a livello strettamente locale. Recenti indagini, effettuate dal Gruppo di Studi Naturalistici Nisoria, hanno permesso di accertare che ben 37 diverse specie di mammiferi frequentano, anche se talora occasionalmente, questo nostro territorio.
Si tratta prevalentemente di animali di piccole dimensioni; molti sono appartenenti all’ordine degli insettivori, come la Talpa (Talpa europaea, “ciupinara”), dei chirotteri (i pipistrelli) e dei roditori. Tra le più legate agli ambienti di risorgiva ci sono alcune specie di toporagno (Sorex sp., “musigagnoli”) e, tra i pipistrelli, il Vespertilio di Daubenton (Myotis daubentoni), ritenuto raro in passato, ma trovato in discrete
e quello finale del torrente Astico. Una caratteristica presenza è quella dell’Arvicola d’acqua (Arvicolaterrestris) che, pur andando rarefacendosi in quasi tutta l’Europa, continua a frequentare i nostri fossati. Anche altri simpatici roditori, come il Moscardino (Muscardinus avellanarius) ed il raro Topolino delle risaie (Micromys minutus) frequentano i residui boschetti ed incolti prossimi alle risorgive.
La Nutria (Myocastor coypus), ingombrante e sgradita presenza, originaria dell’America Meridionale, ha ormai colonizzato ogni nostro corso d’acqua, nonostante alcuni tentativi di contenimento effettuati dalla Amministrazione Provinciale. Altri occasionali ed insospettati ospiti della zona sono la Donnola (Mustela nivalis), la Faina (Martes foina), la Volpe (Vulpes vulpes), lo Scoiattolo rosso (Sciurus vulgaris) ed il Tasso (Meles meles); questi ultimi due sono presenti in zona ormai da oltre un decennio.