
Le problematiche
“I fiumi stanno male” è una frase che ricorre con frequenza sulla stampa, tra i pescatori, tra gli ambientalisti, tra i molti amministratori locali attenti al loro territorio. Il malessere dei fiumi non è altro che una spia (una delle tante per chi sa leggerle) del malessere dell’ambiente e del territorio. E’ un po’ come la febbre: non è essa il problema; la febbre è solo la spia di problemi a volte lievi, a volte gravi. Per far passare la febbre bisogna individuarli e risolverli. La pianura padano-veneta è unica a livello europeo per la sua ricchezza di fiumi di risorgiva: in nessun’altra parte d’Europa esistono fiumi come il Sile, il Bacchiglione ed I tantissimi altri, ricchezza inestimabile per l’agricoltura, elemento essenziale dell’ambiente e del paesaggio della pianura. “Le risorgive stanno morendo” è il grido che in modo sempre più forte viene lanciato. Quello delle risorgive non è un malessere da poco, una febbricola dovuta a momentanea indisposizione. Il male segnalato dai fiumi di risorgiva è grave e per risolverlo servono provvedimenti di portata strutturale, non aspirine! Esso ha due componenti.
Una quantitativa: mancano le portate, le risorgive si stanno seccando e rischiano nell’arco di un decennio di sparire; ciò deriva da un profonda modifica del bilancio idrologico delle aree di alta pianura,
naturale zona di ricarica degli acquiferi superficiali di cui le risorgive sono lo scolmatore. Negli ultimi 30 anni in tutta la fascia delle risorgive veneta si è assistito ad un progressivo abbassarsi della falda freatica ed alla conseguente riduzione della portata complessiva delle risorgive. Moltissimi capofonti si sono definitivamente disseccati e molti altri vanno incontro a periodi sempre più lunghi di prosciugamento. Il fenomeno suscita da tempo allarme e negli ultimi decenni sono stati condotti studi approfonditi sia sulla situazione complessiva degli acquiferi (vedi gli studi condotti dalle AIM, dal CNR, da varie Università, dal Centro Idrico di Novoledo) che sulla progressiva riduzione del fenomeno delle risorgive, (vedi in particolare i recenti studi del Consorzio di Bonifica Pedemontano-Brenta di Cittadella e della Provincia di Vicenza). Prendendo ad esempio l’area del Destra Brenta, costituita da una decina di comuni a cavallo tra le province di Vicenza e Padova, secondo un’indagine condotta nel 1997 dal Consorzio di Bonifica Pedemontano-Brenta, negli ultimi 30 anni le risorgive principali attive sono passate da 66 a 41 e la loro portata complessiva è passata dai 15 m3/ sec degli anni ’60 a 3-4 m3/sec.
Una seconda indagine, conclusasi nel 2003 e condotta dallo stesso Consorzio, è stato mostrato che in realtà la diminuzione del fenomeno della risorgenza delle acque è stata ben più drammatica: attraverso un
metodo di indagine basato non solo sulla conoscenza dei guardiani del Consorzio (che per lavoro conoscono le risorgive principali che alimentavano i corsi d’acqua di rilevante interesse irriguo) ma anche su interviste dirette con agricoltori, appassionati, naturalisti, etc., è stato mostrato che negli ultimi 30 anni nel territorio del Destra Brenta sono scomparsi quasi tutti i piccoli punti di risorgenza delle acque (piccoli fontanili, gatoj, etc.) che un tempo rendevano onnipresente il fenomeno. Negli ultimi 30 anni sono dunque scomparse oltre l’80% delle risorgive e la previsione è che se non verranno messe in atto iniziative compensative, in grado di contrastare il lento abbassarsi della falda freatica, nel giro di 10-20 anni si assisterà al disseccamento della maggior parte delle risorgive esistenti. Le cause del progressivo abbassamento della falda freatica e della conseguente riduzione della portata delle risorgive sono numerose: - Abbassamento del medio corso dei fiumi alpini (in particolare del Brenta) a causa delle escavazioni di ghiaia; - Urbanizzazione del territorio e conseguente riduzione delle superfici a terreno agricolo, favorevoli all’infiltrazione dell’acqua; - Aumento degli emungimenti dalle falde per le attività agricole, industriali e civili (vedi in particolare il concentrarsi dei pozzi degli acquedotti della media e bassa pianura nelle aree a cavallo della fascia delle risorgive); - Modifica delle tecniche di irrigazione nell’alta
pianura (sostituzione dei sistemi a scorrimento con sistemi pluvirrigui; impermeabilizzazione delle rogge di derivazione e di distribuzione dell’acqua); - Modifica del regime pluviometrico.
Una qualitativa: l’acqua dei fiumi di risorgiva, famosa per la sua trasparenza e purezza, sta continuamente peggiorando. Già ai capofonte l’acqua ha un contenuto di azoto elevato che sconvolge la funzionalità degli ecosistemi fluviali (eutrofizzazione); l’agricoltura è la causa prima di questo innaturale arricchimento in nutrienti delle acque di falda. Lungo il loro percorso poi, i fiumi di risorgiva intercettano rapidamente gli scarichi dei depuratori civili che ne peggiorano in modo drammatico la qualità. Le aree di alta pianura, caratterizzate da terreni a tessitura grossolana e dalla presenza di un acquifero indifferenziato, sono di importanza strategica per la protezione delle acque profonde. Lo sviluppo delle attività umane nell’alta pianura vicentina negli ultimi decenni ha generato diversi fattori di rischio per la protezione della qualità delle acque sotterranee: - dispersione di inquinanti di origine industriale (metalli pesanti; solventi; etc.) - contaminazione organica di origine civile ed agricola (nutrienti). La realizzazione di un’estesa rete di sistemi fognari e di depuratori, associata alla modifica dei processi produttivi, favorita da una politica di particolare attenzione alla protezione dall’inquinamento delle aree di ricarica dell’alta pianura,
negli ultimi anni hanno sensibilmente ridotto il rischio di contaminazione delle acque sotterranee (la cui qualità nel vicentino è continuamente ed efficacemente monitorata dal Centro Idrico di Novoledo).
In linea con questa strategia è il progressivo trasferimento dei punti di scarico dei depuratori consortili dell’alta pianura al di sotto della fascia delle risorgive e l’adozione di aree di finissaggio delle acque reflue (vedi il caso dei depuratori di Thiene e Schio gestiti dalla società Alto Vicentino Servizi di Thiene). Altrettanto invece non si può dire per il settore agricolo ed in particolare per il comparto zootecnico. Negli ultimi anni diversi fattori hanno giocato a favore di un incremento dell’impatto relativo delle attività zootecniche sulla qualità delle acque sotterranee, tanto più grave quando esso riguarda le zone di ricarica dell’alta pianura: - la modifica della razione alimentare dei bovini (nell’alto vicentino si tratta soprattutto di bovine da latte), con la riduzione del valore del fieno e la crescita del valore degli insilati di mais, ha portato alla forte contrazione delle superfici a prato stabile, soprattutto nelle aree dell’alta pianura; le cotiche erbose dei prati stabili sono dotate di un’elevata capacità tampone e sono attive tutto l’anno mentre i seminativi a mais, soprattutto su terreni a tessitura grossolana, sono poco efficaci nell’opporsi alla lisciviazione dei
nutrienti ed in particolare dell’azoto nitrico, grande imputato dell’inquinamento delle acque sotterranee;
- la modifica delle tecniche di stabulazione ha portato alla progressiva trasformazione della forma in cui si presentano le deiezioni: da letame a liquame; i liquami sono molto più difficili da gestire a livello agronomico e provocano più facilmente gravi contaminazioni delle acque superficiali e profonde;
- la progressiva concentrazione del patrimonio bovino in grandi unità produttive ha acuito ulteriormente il problema della gestione delle deiezioni che tendono a perdere il tradizionale valore di fertilizzante ed a divenire di fatto un refluo (= problema) da smaltire. I fiumi di risorgiva oltre ad essere stati mortalmente colpiti dalla perdita progressiva delle portate e dalla compromissione della qualità delle acque hanno anche subito un forte peggioramento di tipo ambientale, dovuto soprattutto al venir meno delle tradizionali azioni di cura della vegetazione ripariale.
La perdita di interesse per la legna da ardere ha fatto sì che le siepi da legna, governate a ceppaia ed a capitozza, venissero via via dimenticate, non rinnovate. In molti casi esse sono state totalmente abbattute per permettere una più facile azione di cura del corso d’acqua. Il risultato finale è che quelle isole di biodiversità che un tempo erano le risorgive si sono progressivamente impoverite
di vita selvatica. Nei casi peggiori la perdita di portata e di valore pratico delle risorgive è arrivato alle estreme conseguenze: il capofonte ed il tratto iniziale del canale di risorgiva sono stati interrati, lasciando al massimo fuoriuscire un tubo di scarico dell’acqua nei rari momenti in cui la falda recupera I suoi antichi livelli. Un caso eclatante è stato quello delle sorgenti del fiume Tesina a Sandrigo.
Le iniziative di recupero e valorizzazione
A fronte di un quadro che stava divenendo di anno in anno sempre più sconfortante, in molti comuni della fascia delle risorgive della provincia di Vicenza negli ultimi anni vi è stata una forte presa di coscienza degli abitanti ed hanno preso piede iniziative volte a conservare il peculiare patrimonio ambientale, naturalistico, storico, culturale, rappresentato dalle risorgive. Nei comuni di Bressanvido e di Sandrigo l’attività è stata particolarmente intensa e numerose sono le iniziative messe in atto da singoli cittadini, associazioni, amministrazioni che possono essere ricordate:
Sandrigo:
- Progetto del fiume Tesina: finanziato dalla Regione Veneto e realizzato dalla Provincia di Vicenza in collaborazione con il Comune di Sandrigo ed il Consorzio di Bonifica Pedemontano Brenta di Cittadella;
è un progetto molto articolato che ha riguardato per ora azioni di qualificazione fluviale e di miglioramento fruitivo; di particolare significato la riapertura di alcuni fontanili. La manutenzione del percorso naturalistico-ricreativo viene assicurata dal locale gruppo di volontari della Protezione Civile, in collaborazione con il Comune di Sandrigo. - Scuola elementare ambientale di Lupia di Sandrigo: il Comune di Sandrigo da anni sostiene un’ attività didattica integrativa a quella ordinaria volta alla formazione degli alunni della locale scuola elementare; la scuola ha sede entro il complesso di Palazzo Mocenigo, restaurato dal Comune di Sandrigo con il fine di farne un Centro di Educazione Ambietale.
- I boschi del Tesina: creazione da parte della Provincia di Vicenza di una foresta planiziale di quasi 5 ha su terreni acquistati dal Comune di Sandrigo attorno alle antiche fonti del fiume Tesina.
- Progetto del fiume Dindarello: articolato progetto di ricostituzione della vegetazione ripariale del tratto iniziale del fiume da parte dell’azienda agricola Sandini di Lupiola di Sandrigo; creazione di un percorso didattico associato alla “Scuola in fattoria” dell’azienda agricola.
- Corso di formazione per i funzionari pubblici: realizzato con fondi del Fondo Sociale Europeo ed in collaborazione con il Centro Italiano di Riqualificazione fluviale (CIRF) per sensibilizzare i funzionari dei
comuni della fascia delle risorgive sull’importanza del fenomeno delle risorgive.
Bressanvido:
- Nascita del Comitato Risorgive: gruppo di volontariato di cittadini che opera in collaborazione con le locali Biblioteca e Pro Loco e con l’appoggio del Comune di Bressanvido per sensibilizzare la popolazione e realizzare concrete iniziative di salvaguardia delle risorgive.
- Progetto del fiume Girosa: proposta di progetto (in fase di attuazione) che ha coinvolto il Comune ed il Consorzio di Bonifica Pedemontano Brenta, volta alla riqualificazione fluviale del tratto iniziale di un importante fiume di risorgiva gravemente compromesso negli ultimi anni; importante funzione ricreativo-didattica.
- Scuola elementare “Alle Risorgive”: la nuova scuola elementare del comune di Bressanvido è stata dedicata alle risorgive su indicazione dei cittadini.
- Giardino botanico delle risorgive: nei pressi della scuola elementare è stato realizzato, su progetto del Comitato Risorgive, un piccolo giardino a funzione didattica che raccoglie le più importanti specie di alberi ed arbusti della fascia delle risorgive.
- Recupero di piccoli capofonti e di sentieri: i volontari del Comitato
Risorgive hanno recuperato, con l’aiuto di fondi messi a disposizione dalla Fondazione Cariverona di Vicenza e con la collaborazione del Comune e del Consorzio di Bonifica Pedemontano Brenta, alcuni antichi tracciati pedonali ed alcuni piccoli capofonti interrati.
- Cicli di conferenze: ogni anno il Comitato Risorgive, in collaborazione con il Comune, organizza un ciclo di incontri a carattere didattico sulle risorgive, la loro storia ed il loro ambiente.
- Gita annuale: ogni anno, in ottobre, viene organizzata un’escursione a piedi tra campi e risorgive dove alcune centinaia di cittadini possono seguire delle “lezioni sul campo” sulle risorgive ed il territorio che le circonda.
- Discese in gommone in occasione della Festa della Transumanza: in collaborazione con la locale Pro Loco, dal 2006 viene organizzata una discesa in gommone lungo il fiume Tergola; i partecipanti sono accompagnati da guide naturalistiche professionali che illustrano i caratteri idraulici, botanici, faunistici di un fiume di risorgiva.
- Creazione di specifica segnaletica indicativa delle principali risorgive: il Comune di Bressanvido si caratterizza anche perché lungo le sue strade si incontrano segnali turistici che indicano come raggiungere i principali capofonti presenti nel territorio comunale.
- Creazione di un centro di documentazione sulle risorgive: in
collaborazione con la locale Biblioteca comunale il Comitato risorgive ha dato avvio alla raccolta di materiale documentale sulle risorgive e sui progetti di riqualificazione. - Promozione di un progetto LIFE: il Comitato Risorgive ha creato i presupposti perché potesse essere presentata una proposta di progetto LIFE alla Commissione Europea dedicata al tema della rinascita delle risorgive. Va particolarmente sottolineato che, sia a Sandrigo che a Bressanvido, il lavoro svolto dai gruppi volontari ha avuto fin dall’inizio l’appoggio delle Amministrazioni Comunali e del locale Consorzio di Bonifica. Tutte le iniziative descritte si basano su di un’assunzione di fondo: “la morte delle risorgive non è inevitabile ed è possibile agire in modo efficace per riqualificarne l’ambiente”. Tale assunzione a sua volta deriva da un grande lavoro di ricerca e da significative iniziative pilota già in atto nel territorio della provincia di Vicenza.