Dove oggi si incontrano le risorgive un tempo si stendeva una lussureggiante foresta di latifoglie, interrotta solo dal corso dei grandi fiumi. Con un po’ di fantasia si può immaginare un ambiente anfibio, continuamente rimodellato dalla divagazione dei fiumi dove si alternavano tratti di bosco asciutto (sui dossi rialzati) e zone a foresta semiallagata. Solo raramente il manto forestale si apriva per lasciare spazio a paludi e stagni temporanei.
Le immagini famigliari dell’odierna Amazzonia in qualche modo possono essere prese ad esempio del paesaggio della fascia delle risorgive prima della colonizzazione umana. Nelle aree più asciutte dominavano le foreste di Farnia (Quercus robur), la possente quercia capace di portare la cima della sua chioma fin sopra i 40 metri di altezza. Ad essa si mescolavano numerose altre specie arboree, quali Acero campestre (Acer campestris), Carpino bianco (Carpinus betulus), Tiglio (Tilia cordata), Frassino maggiore (Fraxinus excelsior), Frassino ossifillo (Fraxinus oxicarpa), Olmo campestre (Ulmus campestris) ed arbustive, quali Biancospino (Crataegus monogyna), Nocciolo (Corylus avellana), Sambuco (Sambucus nigra), Sanguinella (Cornus sanguinea), Berretta di prete (Euonimus europaeus), Prugnolo (Prunus spinosa), Rosa canina (Rosa canina), Ligustrello (Ligustrum vulgare).
Nelle aree più umide e semi allagate invece, lo strato arboreo, oltre
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che da Farnia e da Frassino ossifillo, era costituito da Ontano Nero (Alnus glutinusa), Salice bianco (Salix alba), Pioppo nero (Populus nigra) mentre nelle zone più aperte dominavano alcune specie arbustive, quali Salice cenerino (Salix cinerea), Frangola (Frangula alnus), Pallon di maggio (Viburnum opulus). La vegetazione era impenetrabile perché i vecchi alberi schiantati dalle tempeste ed i rami secchi si accumulavano sul terreno. Interi lembi di foresta erano abbattuti in occasione delle grandi alluvioni che ridisegnavano il corso dei fiumi principali.
Testimonianze di queste foreste sono arrivate fino a noi: qua e là nelle cave di ghiaia e sabbia od in occasione di scavi che interessano in profondità il profilo del suolo vengono in superficie i tronchi di grandi alberi trasportati dalla corrente dei fiumi e seppelliti dai sedimenti. Fino al XVIII° secolo nella pianura veneta erano ancora presenti tratti anche estesi di foreste di querce, soprattutto nella fascia delle risorgive della marca trevigiana e nel Veneto orientale. Nell’alta pianura vicentina la loro presenza era già allora molto modesta.
La Repubblica di Venezia le tutelava gelosamente, considerato il valore strategico del loro legname per la costruzione delle flotte commerciali e militari. Con la caduta della Serenissima gran parte sono state progressivamente ridotte o totalmente distrutte e nell’immediato
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dopoguerra (anni ’50) nell’intera pianura veneta non restavano che una cinquantina di ettari delle foreste originarie a base di farnia. Di esse oggi nella fascia delle risorgive dell’alta pianura vicentina tra l’Astico ed il Brenta non resta nessun lembo: qui più che altrove la colonizzazione umana avvenuta negli ultimi millenni ha radicalmente trasformato l’originario manto vegetale, sostituendo al primigenio caos delle foreste e degli acquitrini l’ordinata trama dei campi prima ed il nuovo caos della città diffusa poi.
Da millenni comunque molte specie delle foreste primeve erano state “addomesticate”, inserendole all’interno dell’ordinata trama dei campi coltivati: esse erano piantate in fitte siepi lungo tutto il reticolo idrografico naturale (canali di risorgiva) ed artificiale (rogge di derivazione delle acque a fini irrigui; fossi, scoli, canalette irrigue, etc.); ugualmente alberate in modo regolare erano le strade interpoderali e comunali. Tra i campi inoltre, già a partire dall’epoca della colonizzazione romana, erano piantati filari di viti maritate ad alberi tutori, creando una regolare trama di filari alternati a piccoli appezzamenti coltivati (detta piantà).
Attorno alle case dei contadini erano onnipresenti gli alberi da frutto (noci, ciliegi, peri, meli, susini, albicocchi, etc.) e siepi basse di specie arbustive e piccoli alberi potati e fittamente intrecciati, dette
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localmente pasaje, utilizzate per contenere gli animali domestici. Un cenno particolare va fatto alla vegetazione dei parchi delle ville, ricchissima di specie esotiche e caratterizzata spesso da esemplari di grandi dimensioni che ancor oggi danno un’idea del “potenziale” della vegetazione forestale del nostro territorio. In questo ordinato sistema “agro-forestale”, in cui gli alberi coprivano complessivamente una percentuale significativa della superficie del territorio (spesso superiore al 10%), oltre a numerose specie indigene avevano trovato progressivamente posto anche alcune specie esotiche, scelte per la qualità dei prodotti e dei servizi che erano in grado di fornire.
Tra esse vanno ricordate il Gelso (Morus nigra), la Robinia (Robinia pseudoacacia), il Platano (Platanus x acerifoliae). La “foresta lineare”, a partire dal Risorgimento, si era progressivamente estesa fino a coprire la quasi totalità delle superfici agrarie ed era sintomo di produttività, razionalità, modernità. Di essa si trovano dettagliatissime descrizioni nei trattati di agronomia del XVIII° e XIX° secolo ed ancora se ne insegnava la coltivazione e la cura fino agli anni ’30- ’40 del secolo scorso. Nelle compravendite e nei contratti di affitto la dotazione arborea del podere era minuziosamente descritta e costituiva parte importante del capitale fisso del fondo.
L’arrivo della meccanizzazione a cavallo della seconda guerra mondiale
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ha messo prima in crisi e poi, in brevissimo volgere di tempo, attorno agli anni ’60, decretato la morte del secolare equilibrio tra agricoltura, alberi e territorio. Oggi degli antichi sistemi agro-forestali della fascia delle risorgive restano solo disordinate vestigia: sono totalmente sparite le piantà e le pasaje; raramente resta qualche tratto di filare stradale; gran parte della rete idrografica principale e secondaria è priva di vegetazione ripariale. Siepi campestri abbastanza ben conservate si trovano ormai solo lungo le rogge di risorgiva e le principali rogge di derivazione delle acque del Brenta.
Va però notato che negli ultimi 10-15 anni, con l’evolversi della Politica Agricola Comunitaria (PAC) e con la “riscoperta” del legno a fini energetici, sta riprendendo l’interesse per gli alberi in campagna: numerosi proprietari hanno ripreso a coltivare le residue siepi riparali per la produzione di legna da ardere e qua e là si vede qualche giovane siepe o qualche boschetto di recente impianto. Le siepi riparali che bordano i fontanili e le rogge di risorgiva, come visto, sono di origine artificiale e sono composte da una mescolanza di specie indigene ed esotiche. Le siepi riparali di Sandrigo e di Bressanvido sono state attentamente studiate negli anni ’80 in occasione di due specifiche ricerche condotte da Antonio De Caneva (Sandrigo) e da Arturo Gheller (Bressanvido, studio di tesi di laurea in scienze
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biologiche).
Attraverso di esse conosciamo con precisione la composizione , struttura, le tendenze evolutive della principale componente della vegetazione arborea del nostro territorio.Nello strato arboreo dominano specie igrofile (amanti dell’acqua) governate a ceduo: gli alberi vengono periodicamente tagliati ogni 3-5 anni al livello del suolo, costituendo una ceppaia, od a qualche metro di altezza, costituendo una capitozza, per produrre della legna da ardere. Le specie più comuni sono il platano, il pioppo nero, il salice bianco, l’ontano nero e la robinia. Sporadicamente vengono lasciati crescere ad alto fusto dei pioppi, degli ontani, degli aceri campestri, degli olmi campestri, delle robinie e qualche rarissima farnia, l’antica regina delle foreste di pianura.
Mancano invece quasi del tutto esemplari di alcune specie indigene tipiche delle foreste primeve, quali il carpino bianco, il tiglio ed i frassini. Nello strato arbustivo, composto solo da specie indigene, dominano il sambuco e la sanguinella, diffuse in modo naturale dagli uccelli, mentre le altre specie sono sporadiche. Di seguito vengono brevemente illustrate le principali specie arboree ed arbustive, tralasciando quelle da frutto e quelle ornamentali.
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