Acero Campestre (Acer campestris)
Come tutti gli aceri, l’acero campestre (oppio) ha la foglia a forma di mano (palmata) a cinque punte. I fiori sono piccoli e di colore verde, riuniti in grappoli; compaiono con le foglie e fine aprile-primi di maggio. Il frutto è secco ed è portato da una lunga ala che ne facilita la disseminazione da parte del vento.
Se lasciato svilupparsi liberamente l’acero campestre si presenta come un piccolo albero alto fino a 12 – 15 metri; più spesso però i tagli periodici lo trasformano in una ceppaia od in una capitozza. Alcuni uccelli, come il frosone, sono particolarmente ghiotti dei suoi frutti; numerose altre specie amano nidificare tra le sue fitte fronde, cercate anche dal moscardino per costruirvi i nidi estivi. Le api vi raccolgono volentieri polline e nettare.
E’ una specie apprezzata per la produzione di legna da ardere anche se il suo ritmo di accrescimento è più lento di quello di numerose altre specie. L’acero campestre è una delle migliori specie per la realizzazione di siepi di confine o difensive: sopporta infatti benissimo potature ricorrenti e produce un fitto intreccio di rami che possono anche essere innestati tra di loro, creando delle vere e proprie “staccionate vive” (le antiche pasaje de opio). Sia per lo sviluppo limitato della chioma che per il fatto di ospitare numerosi nemici
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naturali dei parassiti della vite, l’acero campestre era molto usato come tutore vivo nelle piantà e potrebbe ancor oggi essere utilizzato al posto dei pali di cemento nei piccoli vigneti famigliari. Il colore giallo oro delle foglie in autunno e la particolare suberosità dei giovani rami ne fanno una specie esteticamente molto apprezzata.
Farnia (Quercus robur)
La foglia delle querce è inconfondibile: il margine è ondulato in modo irregolare. Nella farnia, la quercia delle pianure umide, il picciolo è molto corto e questo permette di distinguerla nettamente da tutte le altre querce che vivono nel Veneto. I fiori maschili sono separati da quelli femminili; solo i primi sono ben visibili e sono costituiti da lunghi amenti verdi che compaiono con le foglie. Il frutto delle querce è la famosa ghianda; nella farnia le ghiande sono portate da lunghi piccioli. In quanto a dimensioni la farnia non è seconda a nessuno: Essa era la regina delle foreste di pianura, potendo raggiungere e superare i 40 m di altezza (l’altezza di un campanile!) e vivere molti secoli.
La farnia ama i terreni freschi e profondi. Il suo legno è uno dei più pregiati, ancor oggi largamente usato per costruire mobili e pavimenti. Per la sua maestosità la farnia è diventata un’importante specie
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ornamentale. Da essa dipende una miriade di animali che la utilizzano per cercarvi cibo (si pensi solo alle tante specie che si nutrono delle sue ghiande), per riprodursi, per trovarvi rifugio (soprattutto nei vecchi individui ricchi di cavità).
Ontano Nero (Alnus glutinosa)
Guardando la foglia di un ontano nero sembra che qualcuno ne abbia sforbiciato la punta! Essa infatti ha una forma rotondeggiante ma troncata verso l’apice; il margine è dentellato in modo irregolare. I fiori maschili sono dei lunghi amenti che compaiono prima delle foglie; i fiori femminili invece sono poco appariscenti. Il frutto assomiglia ad una piccola pigna che apre le squamette nel cuore dell’inverno, liberando i semi che vengono disseminati dal vento. Se gli ontani neri sono lasciati crescere ad alto fusto si presentano come dei leggiadri alberi alti fino a 20-25 m.
Normalmente nelle campagne della fascia delle risorgive sono governati a capitozza. Il luogo esclusivo di vita degli ontani neri sono le rive dei corsi d’acqua. Il loro fittissimo apparato radicale ne fa qui una specie preziosissima per il consolidamento delle rive e per la depurazione delle acque. Il legno viene comunemente utilizzato come legna da ardere ma può anche essere usato per costruire piccoli oggetti. Tra gli animali legati alla sua
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presenza va ricordato il lucherino, un vivace e colorato piccolo uccello della famiglia dei fringillidi che viene a svernare in pianura e che cerca avidamente i suoi piccoli semi.
Pioppo Nero (Populus x euroamericana)
Sebbene il pioppo nero sia una specie indigena della fascia delle risorgive e costituisca importanti boschetti lungo i principali fiumi (Astico, Brenta), il pioppo oggi diffuso lungo le siepi o nelle piantagioni da legno appartiene a numerosi ibridi tra la specie europea e diverse specie nordamericane. La foglia del pioppo è a forma di cuore; i suoi fiori sono dei lunghi amenti che compaiono prima dell’emissione delle foglie; i frutti sono delle capsule che contengono dei semi piccolissimi immersi in una fitta bambagia che ne favorisce la diffusione da parte del vento.
Lungo le siepi campestri è coltivato soprattutto a capitozza per la produzione di legna da ardere; rara nella fascia delle risorgive vicentina è la sua coltivazione in forma specializzata (pioppeto) per la produzione di legname da lavoro. Alle capitozze di pioppo è legata una particolare forma di raccolta dei funghi: esse infatti producono i prelibati piopparelli per la cui ricerca è necessario essere muniti di scale per salire sugli alberi!
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Platano (Platanus x acerifoliae)
Il platano è una specie originariamente estranea al nostro ambiente (specie esotica). Quello coltivato nella pianura padana è un ibrido tra la specie indigena dell’Europa orientale (Platanus orientalis) ed una specie del Nord America (Platanus occidentalis). Nei parchi, dove viene lasciato svilupparsi liberamente, raggiunge dimensioni enormi sia in altezza che in diametro. La sua foglia assomiglia a quella di un acero. Il fiore ed il frutto sono di forma globosa e portati da un lungo peduncolo.
Il platano è specie molto adattabile ma ama particolarmente i terreni freschi e profondi ed in particolare le rive dei corsi d’acqua, che contribuisce a consolidare con il suo fittissimo apparato radicale. L’ibrido, costituito per scopi ornamentali, è stato adottato dai contadini vista la sua abbondante produzione di legna da ardere. Ancor oggi, nella fascia delle risorgive, è la specie più comune lungo le siepi campestri, anche se la sua presenza è messa in pericolo dalla diffusione del cancro colorato del platano, una pericolosissima malattia fungina che passa di albero in albero attraverso i contatti tra le radici ed è diffusa involontariamente dall’uomo attraverso gli strumenti di taglio.
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Robinia (Robinia pseudoacacia)
Quando il signor Robin, giardiniere del re di Francia, nel 1601 importò dal Nord America il primo esemplare di robinia, non pensava certo che la sua azione avrebbe cambiato il paesaggio di vaste zone d’Europa. Questa pianta spinosa che può raggiungere altezze di 20–25 m, ha foglie composte da 3–10 paia di foglioline ovali e produce dei soavi grappoli di fiori bianchi che, fecondati, si trasformano in baccelli racchiudenti dei lucenti semi neri.
La robinia ha conquistato spazi enormi nella sua nuova patria europea, favorita dalla capacità di emettere vigorosi polloni radicali dopo i tagli; anche le siepi della fascia delle risorgive sono ricche di robinia, governata sia ad alto fusto che a ceppaia. La robinia è stata fin da subito amata dagli agricoltori perché produce in abbondanza un legno compatto, ideale per legna da ardere e per la realizzazione di pali di sostegno. La robinia è una leguminosa e le sue radici entrano in simbiosi con i batteri azotofissatori. I fiori producono abbondante nettare tanto che la fioritura della robinia è una di quelle maggiormente attese dagli apicoltori per la produzione del “miele di acacia”.
Salice bianco (Salix alba)
Tra le tante specie di salici che vivono in Italia, il salice bianco si
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distingue per le dimensioni: se lasciato svilupparsi indisturbato (cosa che raramente accade in campagna), raggiunge in pochi anni i 20 – 25 m di altezza. Le foglie sono strette ed allungate, finemente seghettate, di colore verde – grigiastro. La fioritura avviene in aprile – maggio; i fiori maschili e femminili sono portati da alberi diversi (specie dioica) ed hanno entrambi la forma di un amento.
I semi sono quasi invisibili e sono circondati da sottili filamenti simili a cotone che permettono al vento di portarli lontano. Il salice bianco ama l’acqua anche se può vegetare bene lontano da essa, a patto di essere piantato su terreni con buona dotazione idrica. Il prodotto principale offerto dal salice bianco è la legna da ardere. I suoi fiori sono intensamente bottinati dalle api sia per il nettare che per il polline. I vecchi salici ripetutamente capitozzati sono ricchi di cavità che offrono siti riproduttivi a molte specie di uccelli (cinciallegra, upupa, civetta, torcicollo) e di pipistrelli.
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